Storytelling, why not?

macs

Oggi abbiamo l’onore di avere con noi un mago dello storytelling, Massimo, che si occupa di comunicazione e marketing per le micro-imprese e i professionisti, con una forte inclinazione allo storytelling di impresa.

Ho chiesto a lui qualche dritta in merito, chi meglio di lui? Ecco quali sono le sue risposte, arrivate celeri e precise!

Da quando ho approcciato alla narrazione di impresa ho capito che esistono questioni oggettive e questioni soggettive. Per le prime vi rimando al fondo di questa intervista (le fonti da cui imparare…). Per le seconde rispondo alle domande di Chiara in modo personale, ampliabile e, spero, condivisibile…

Cos’è lo storytelling?
Non so quanti di voi abbiano visto il film Big Fish. All’interno di esso (e anche nel trailer) c’è una frase che mi ha colpito e che, senza conoscerla, applico già da un bel po’ di tempo: “In genere chi racconta una storia, la racconta senza fronzoli, il che è meno complicato. Ma è anche molto meno interessante”. Credo che la differenza tra descrivere e raccontare sia cercare il valore in quello che solitamente viene considerato ‘fronzolo’, spesso questi particolari sorreggono i percorsi della propria vita, umani e professionali. Esiste un modo di viaggiare che è andare dal punto A al punto B, io normalmente vado dal punto A al punto B ma faccio ‘ballare gli occhi’, osservo quello che c’è tra i due punti e poi lo racconto, anche solo con me stesso. No, non sono matto. Per ora.
Così dovrebbe essere per ognuno di noi, lo storytelling è la narrazione di una avventura. Il quotidiano diventa quindi una vera e propria impresa con eroi, maghi, esseri malvagi, draghi… (non fate finta di niente, ad ognuna delle immagini avete associato colleghi, parenti, clienti…vero?)

Perché storytelling?
Scientificamente esiste una parte del cervello che si chiama Insula: quando ascoltiamo un racconto, questa zona cerebrale recupera le sensazioni che abbiamo provato in una situazione simile e le riporta al nostro corpo, stimolando disgusto, piacere, empatia, commozione ecc… quindi diventa molto più semplice comunicare i concetti. Un po’ meno scientificamente, ho frequentato per parecchi anni i salesiani e le ‘estate ragazzi’ (ora GREST, Campi Scuola e altre derivazioni…) e mi sono lasciato letteralmente catturare dalla capacità di comunicare concetti profondi come la fede, l’amore incondizionato, la conoscenza di sè, ecc… utilizzando storie e racconti che provengono dall’universo narrativo (la storia infinita, Momo, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, La collina dei conigli). Più avanti ho provato a utilizzare le immagini, le allegorie, i racconti per preparare presentazioni all’università e oggi mi piace anche usare le immagini evocative di alcune storie per realizzare presentazioni in ambito tecnico con alcuni clienti. E, funziona…spesso provocano un sorriso, rimangono più vive nei ricordi e tengono sveglio l’audience!

Vantaggi svantaggi?
Tra i vantaggi c’è sicuramente il fatto che le storie, i racconti interessanti si ricordano più a lungo delle spiegazioni (anche ben costruite) e soprattutto, rimangono impresse meglio. Il nome del capo degli spartani che affrontò Serse alle Termopili me lo ricordo meglio ora, dopo aver visto 300 che quando lo studiai anni fa. Come? Non è un esempio educativo? beh, lo so, però che potenza ha quel tipo di racconto rispetto al mio professore di storia (noioso come un termosifone grigio). Se ben strutturato, il racconto ha il vantaggio di rendere le cose più interessanti, fruibili, memorabili perchè, ne sono convinto: ‘ogni cosa è illuminata’.
Mi metto un attimo il cappello da communication manager per le imprese. Fatto. Uno svantaggio potrebbe essere che in un periodo così di crisi, narrare la storia della propria impresa potrebbe avere ritorni solo a lungo termine e quindi non tutti gli imprenditori considerano lo storytelling come qualcosa di importante per la propria attività, ma sinceramente credo sia un errore. Conoscere e saper raccontare da dove vieni è fondamenteale per capire dove andare.

Ah, il capo degli spartani si chiamava Leonida.

Consigli per uno storytelling efficace
Oltre a leggere e seguire alcune persone che vi metterò nella prossima domanda, la narrazione presuppone il conflitto e il cambiamento. Dei due quello che in assoluto preferisco è il cambiamento, raccontare storie efficaci è narrare i cambiamenti, le aperture, i nuovi orizzonti, le crescite, i miglioramenti.
La nostra storia acquista poi maggiore forza quando il cambiamento è associato ad un conflitto, quando consegue ad una sfida che viene superata con sacrificio, sofferenza ma dalla quale sempre si esce con qualcosa che fa la differenza.

Da chi imparare per fare storytelling top?
Andrea Fontana pioniere della narrazione di impresa in Italia e mio mentore in questo cammino

Diego Perrone, che avrò modo di intervistare prossimamente sul mio blog oppure il suo web magazine 

Osservatorio di Corporate Storytelling
di cui faccio parte e che racchiude una serie di studiosi, appassionati e professionisti

Max Giovagnoli (Transmedia)
se volete approfondire questa interessante diramazione della narrazione, che si chiama Transmedia (alla quale mi sto appassionando tantissimo, anzi, di più…)
E parecchie altre figure di spicco che frequentano la mia rete nel gruppo ‘il camaleonte’

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