Adesivi si o adesivi no? Facebook ci fa scegliere!

Sono contraria, lo dico fin da subito. Così per non essere fraintesa!

Ma ecco che vi racconto la storia dall’inizio: da ieri è possibile inserire nei commenti ai post, i fantastici stickers che già si potevano da tempo utilizzare nell’applicazione Messanger.

Gli stickers sono in sostanza degli emoticon giganti da utilizzare al posto delle parole per esprimere emozioni, pensieri, pareri o altro tramite un’immagine.

Questa è la notizia. Questi gli stickers.

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Il mio commento è abbastanza semplice: il nostro linguaggio è già abbastanza impoverito in questo periodo storico, ci manca solo che le poche cose che riusciamo a dire, le diciamo tramite immagini…e nemmeno di alto livello.

Ok, stiamo cercando di imitare gli americani che sono sintetici? Io gli adoro gli americani, sia chiaro, penso che le parole americane siano favolose, chiare, sintetiche…ma sono parole, non stikers!!

In questo modo quello che sembra è che stiamo solo emulando adolescenti incalliti, che passano le giornate su WhatzApp e Ask piuttosto che imparare le regioni italiane.

Si, qualcuno potrebbe ribattere che gli adolescenti e il loro linguaggio sono il futuro…scusate la franchezza, ma inorridisco al pensiero…

Altri potrebbero dire che è utile per le ricerche…si ma con un’emoticon mica capisci cosa dice esattamente la persona…cosa sta dietro a un omino con gli occhiali? Potrebbe essere visto in mille modi…a tal proposito vi faccio ridere e vi consiglio caldamente di dare un’occhiata a questo divertente articolo di Deejay? Si parla di Emoji e non Facebook ma il concetto è lo stesso…confusione!!

Come andrà a finire? Flop totale o moda? Non so, so solo che lo abbiamo già visto mille volte negli ultimi anni: al cambiamento ci si adatta, quello che prima sembra insulso e inutile, brutto, aberrante, delirante…poi piace!

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Beat practise su Facebook, spiegate in Bocconi

Marted’ 19  sono stata all’evento “Fare Business con i Social Network, Best practices su Facebook”., promosso dalla Divisione Ricerche “Claudio Dematté” di SDA Bocconi.

L’evento è stato reso piacevole e interessante dall’alternarsi di contributi dei diversi attori che svolgono il proprio lavoro in questo ambito: agenzie media, aziende, nelle figure di CMO e CEO, e professori universitari.

La prima parte di convention è stata una panoramica generale in cui sono stati illustrati i trand e i numeri relativi allo sviluppo del settore social. Interessante dato che ha fatto ridere tutta la platea e che ha suscitato retweet su Twitter è stata la chart che ha presentato Nicola Mendelshon, VP EMEA di Facebook, “More mobile phones in the world than toothbrushes”! Fa sorridere ma fa anche pensare a quanto i social siano entrati nella quotidianità delle persone, tanto che hanno superato di numero uno degli oggetti più usati al mondo, lo spazzolino da denti! Si lo ammetto, erano dati già sentiti e risentiti, numeri che ci vengono propinati in ogni dove, ma che suscitano sempre un effetto di sorpresa; come quelli relativi alla quantità di persone connesse ogni giorno su internet, su Facebook in particolare, alla quantità di dispositivi e device.

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Numeri esorbitanti che però hanno un significato molto importante, che tutte le aziende devono imparare a cogliere: il mondo sta diventando social.

A questi dati che confermano l’avanzare per nulla lento delle tecnologia, aggiungiamo il fatto che la televisione ormai è diventa un accessorio: in mano durante la visione di un film, di un programma c’è sempre un second screen, che sta addirittura diventando il first screen a dirla tutta! Come a dire “Guardo la tv è vero, ma non posso fare a meno di Twittare, stare su Facbook o giocare con il tablet!”

La domanda sottile alla base di tutti gli interventi della mattinata è stata “Come si fa a creare engagement attraverso i social e soprattutto attraverso Facebook?”
Emanuela Prandelli, professoressa associata in Bocconi, ha spiegato molto chiaramente che è necessario creare una sinergia tra i social, tra gli strumenti possibili, per creare un vero e proprio engagement di marca; ha sottolineato che però serve un fil rouge un leit motiv che leghi e tenga insieme il tutto. Ok, questa è la teoria ma in pratica? Beh la risposta è arrivata subito dopo: infatti varie aziende, come Vodafone, MSCrociere e Privalia hanno mostrato come hanno utilizzato Facebook per potenziare la gestione della relazione con i clienti, aumentare i tassi di conversione e sviluppare le vendite; con che modalità sono riusciti a coinvolgere i consumatori, quali sono state le conseguenze e quali i vantaggi, i rischi e le problematiche.

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Un altro tasto importante che è stato toccato riguarda la comunicazione, l’ascolto della Rete, e il dialogo su Facebook. Che cosa vogliono le persone in Rete: vogliono essere ascoltate o vogliono ascoltare?
Quello che è emerso oggi è che gli utenti in Rete vogliono parlare e vogliono conversare, vogliono risposte alle domande, vogliono essere ascoltati, vogliono far sapere la propria opinione. Cosa c’è di più bello per un’azienda se non un cliente che parla spontaneamente senza che gli si cavino le parole di bocca? Meglio di così non si può! E allora ascoltiamo questi consumatori, sentiamo cosa vogliono dire, cosa hanno da dire in merito al nostro brand, cosa vorrebbero di meglio, cosa dicono di positivo e di negativo dei competitors e via dicendo.

Ora che sto pian piano entrando nel mondo delle ricerche, mi permetto di dire che questo punto è molto importante per la ricerca qualitativa per due motivi: innanzitutto i clienti si raccontato e dicono chi sono, e questo è molto utile per la profilazione del target, per conoscerlo meglio; il secondo motivo è presto detto, dal momento che online le persone non vedono l’ora di parlare, ecco che si apre una strada per i forum online, per chi non aspetta altro che il via per raccontare cosa pensa del brand, dei suoi prodotti etc etc!

In conclusione vorrei dire che l’evento in sè non è stato illuminante, nulla di nuovo se non casi non ancora presentati in altri eventi, ma è sempre molto divertente twittare e commentare insieme al popolo 2.0…soprattutto facendosi beffe del fatto che l’evento fosse “about Facebook”