Ecco cos’hanno in comune Masterchef e la ricerca di mercato

L’altro giorno guardando Masterchef mi sono accorta che oltre ad essere un programma di cucina, è anche un concentrato di ricerca di mercato!!

Mi spiego meglio. Avete presente che ci sono varie prove, Mystery Box, Invention test, Pressure Test e Sfida esterna. Ecco vorrei concentrarmi proprio sulla sfida esterna, in questa prova gli aspiranti chef si dividono in due squadre e devono preparare dei piatti da servire in una particolare situazione, in esterna per l’appunto (es: al mercato del pesce di San vito Lo Capo, Porto della Spezia, cacciatorpediniere Andrea Doria).Schermata 2015-02-03 alle 23.37.26

Ed ecco che arriva il bello, il momento in cui vi spiego perché sono convinta che Masterchef abbia più ricerche qualitative di qualunque altro show! Dicevamo, le squadre sono due…e chi è che sceglie il vincitore? Chi assaggia i piatti ovviamente, e ogni volta sono persone diverse, di numerosità diversa in relazione al luogo in cui si svolge la sfida. Ma non avviene semplicemente tramite una votazione “banale”, no, Joe Bastianich, uno dei tre giudici, passa attraverso i tavoli durante l’assaggio e chiede, fa domande, cerca di capire come mai le persone preferiscono il cibo dei blu e dei rossi, come sarebbe dovuta essere la carne, se il vino scelto da accompagnamento era adatto o no…tutte domande che poi serviranno a spiegare ai concorrenti come mai hanno vinto o perso.Schermata 2015-02-03 alle 23.37.13

Questo non è in piccolo quello che fa la ricerca qualitativa? Fare domande per capire a fondo le motivazioni dei consumatori. Certo è solo una parte di quello che fa la ricerca…ma non è divertente e curioso vedere che il nostro lavoro finisce dentro la scatola nera e nei programmi tv più impensabili, che serve anche laddove non si direbbe possa servire?

Le ricerche qualitative e il loro lato social

Sto collaborando con un istituto di ricerca che si è messo in gioco provando a capire cosa potrebbe essere utile alle ricerche per essere sempre al passo con i tempi e non rischiare di morire.

Ecco cosa siamo riusciti a creare insieme a tante persone che si sono fatte in quattro per dare una voce e una storia alla ricerca.

“La ricerca qualitativa come non l’abbiamo mai vista: mystery etnografica.

Questo il Manifesto alla base dei nostri video: se ti senti in linea con il nostro approccio, scrivici spiegandoci da cosa sei rimasto colpito. Riceverai una sorpresa :)

 

Beat practise su Facebook, spiegate in Bocconi

Marted’ 19  sono stata all’evento “Fare Business con i Social Network, Best practices su Facebook”., promosso dalla Divisione Ricerche “Claudio Dematté” di SDA Bocconi.

L’evento è stato reso piacevole e interessante dall’alternarsi di contributi dei diversi attori che svolgono il proprio lavoro in questo ambito: agenzie media, aziende, nelle figure di CMO e CEO, e professori universitari.

La prima parte di convention è stata una panoramica generale in cui sono stati illustrati i trand e i numeri relativi allo sviluppo del settore social. Interessante dato che ha fatto ridere tutta la platea e che ha suscitato retweet su Twitter è stata la chart che ha presentato Nicola Mendelshon, VP EMEA di Facebook, “More mobile phones in the world than toothbrushes”! Fa sorridere ma fa anche pensare a quanto i social siano entrati nella quotidianità delle persone, tanto che hanno superato di numero uno degli oggetti più usati al mondo, lo spazzolino da denti! Si lo ammetto, erano dati già sentiti e risentiti, numeri che ci vengono propinati in ogni dove, ma che suscitano sempre un effetto di sorpresa; come quelli relativi alla quantità di persone connesse ogni giorno su internet, su Facebook in particolare, alla quantità di dispositivi e device.

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Numeri esorbitanti che però hanno un significato molto importante, che tutte le aziende devono imparare a cogliere: il mondo sta diventando social.

A questi dati che confermano l’avanzare per nulla lento delle tecnologia, aggiungiamo il fatto che la televisione ormai è diventa un accessorio: in mano durante la visione di un film, di un programma c’è sempre un second screen, che sta addirittura diventando il first screen a dirla tutta! Come a dire “Guardo la tv è vero, ma non posso fare a meno di Twittare, stare su Facbook o giocare con il tablet!”

La domanda sottile alla base di tutti gli interventi della mattinata è stata “Come si fa a creare engagement attraverso i social e soprattutto attraverso Facebook?”
Emanuela Prandelli, professoressa associata in Bocconi, ha spiegato molto chiaramente che è necessario creare una sinergia tra i social, tra gli strumenti possibili, per creare un vero e proprio engagement di marca; ha sottolineato che però serve un fil rouge un leit motiv che leghi e tenga insieme il tutto. Ok, questa è la teoria ma in pratica? Beh la risposta è arrivata subito dopo: infatti varie aziende, come Vodafone, MSCrociere e Privalia hanno mostrato come hanno utilizzato Facebook per potenziare la gestione della relazione con i clienti, aumentare i tassi di conversione e sviluppare le vendite; con che modalità sono riusciti a coinvolgere i consumatori, quali sono state le conseguenze e quali i vantaggi, i rischi e le problematiche.

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Un altro tasto importante che è stato toccato riguarda la comunicazione, l’ascolto della Rete, e il dialogo su Facebook. Che cosa vogliono le persone in Rete: vogliono essere ascoltate o vogliono ascoltare?
Quello che è emerso oggi è che gli utenti in Rete vogliono parlare e vogliono conversare, vogliono risposte alle domande, vogliono essere ascoltati, vogliono far sapere la propria opinione. Cosa c’è di più bello per un’azienda se non un cliente che parla spontaneamente senza che gli si cavino le parole di bocca? Meglio di così non si può! E allora ascoltiamo questi consumatori, sentiamo cosa vogliono dire, cosa hanno da dire in merito al nostro brand, cosa vorrebbero di meglio, cosa dicono di positivo e di negativo dei competitors e via dicendo.

Ora che sto pian piano entrando nel mondo delle ricerche, mi permetto di dire che questo punto è molto importante per la ricerca qualitativa per due motivi: innanzitutto i clienti si raccontato e dicono chi sono, e questo è molto utile per la profilazione del target, per conoscerlo meglio; il secondo motivo è presto detto, dal momento che online le persone non vedono l’ora di parlare, ecco che si apre una strada per i forum online, per chi non aspetta altro che il via per raccontare cosa pensa del brand, dei suoi prodotti etc etc!

In conclusione vorrei dire che l’evento in sè non è stato illuminante, nulla di nuovo se non casi non ancora presentati in altri eventi, ma è sempre molto divertente twittare e commentare insieme al popolo 2.0…soprattutto facendosi beffe del fatto che l’evento fosse “about Facebook”